70 anni CORGI TOYS
Fino al 1956 le “macchinine” erano
semplici gusci di zamac verniciato, con al massimo il bicolore e le gommine di
caucciù. Quell’anno iniziava una piccola rivoluzione e per 390 lire (in Italia)
si poteva comprare un modellino nuovo, che aveva i vetri come le auto vere
invece che dei semplici “buchi”…
La Playcraft Toys Ltd., branca della
Mettoy che diventerà Mettoy Playcraft Ltd. nel 1966, lanciava infatti nel 1956
una serie di modelli in concorrenza con la Dinky Toys. Furono i magazzini
“Marks and Spencer” a spingere in questa direzione, richiedendo giocattoli
robusti che non avessero i pericolosi bordi taglienti dei tipici in lamiera.
Per rendere più appaganti i suoi modelli la Corgi Toys scelse di dotarli, fin
dall’inizio, di finestrini di plastica trasparente, tanto che fu adottato uno
slogan per ricordarli (“Those with the windows” cioè “Quelli coi finestrini”).
Non solo, ma i modelli Corgi
denotavano un particolare studio per renderli ancor più attraenti: la scala non
era costante, variando fra l’1:40 e l’1:47, ciò per evitare che allo stesso
prezzo (che era uguale per tutti i modelli) si avesse la sensazione di ottenere
qualcosa di meno acquistando il modello di un’auto piccola. Se la Hillman Husky fosse stata riprodotta
nella stessa scala della Riley Pathfinder, che nella realtà era molto più
grande, sarebbe apparsa così piccola da giustificare una riduzione del prezzo
di vendita.
Il primo modello della Corgi Toys fu
una Ford Consul, che poi venne replicata in occasione dei 60 anni della Casa
con un color marrone piuttosto triste.
Gli stampi dei primi modelli furono
realizzati in Germania da abili artigiani e Corgi, a questo proposito,
introdusse l’abitudine di alterare leggermente anche le proporzioni dei
modelli, per ottenere un aspetto più ‘vero’ di quello che si otterrebbe con la
pura e semplice riduzione in scala. La Triumph Herald coupé della Corgi Toys
era stata allargata di quasi 2 mm rispetto alla riduzione in scala 1:43 pura e
semplice. Il risultato era che la Corgi appariva più “macchina” del modello
Dinky Toys, che invece sembrava lungo, stretto e ‘magro’ così da far apparire
il Corgi più corretto del Dinky anche se era vero il contrario.
Insomma la Corgi Toys aveva scoperto
che, oltre a rispettare i rapporti di riduzione, era anche necessario interpretarli
per restituire al modellino le giuste proporzioni, in modo che osservandoli con
angolature giocoforza diverse da quelle che si hanno osservando un’auto vera,
mantenessero un buon aspetto.
L’anno successivo nasceva la serie
Major composta da autocarri (il primo fu un articolato Bedford), bulldozer
Euclid e un curioso Hovercraft.
Bedford S con semirimorchio per trasporto auto
Fedele alla tradizione dei giocattoli
meccanici, la Mettoy volle - per i primi Corgi Toys - che tutti avessero una
versione con motore a frizione (con l’ovvia eccezione delle spider Triumph TR2,
MGA e Austin Healey 100, che non avevano la carrozzeria grande abbastanza). I modellini
meccanici avevano il fondino in zamac pressofuso anziché in lamierino come le
versioni normali e talora avevano colorazioni monocolore anziché bicolore.
Le versioni meccaniche (che erano
distinte da una ‘M’ aggiunta al numero di catalogo) non ebbero mai il successo
sperato, e di solito raggiungevano appena un quarto delle vendite del
corrispondente modello statico.
Ai primi camioncini che erano in scala inferiore all’1:60, si aggiunse un autosnodato Bedford che inaugurava la serie Major, in scala 1:50 circa, adatto per poter realizzare una bisarca per il trasporto di automobili. In questa serie fu inserito il modello più curioso della Corgi Toys: l’hovercraft Saunders-Roe SR-N1.
Altresì la Corgi mise in catalogo i
suoi primi Gift Set, cioè le attrattive scatole regalo che i
collezionisti di oggi apprezzano se ritrovate intatte o quasi.
Nel 1960 su tutti i nuovi Corgi vennero
applicate le sospensioni a molla, e quello stesso anno venne presentato il
primo modello dotato di cofano apribile con riproduzione del motore, un “first”
nel campo dell’1/43: l’Aston Martin DB4. L’apertura del cofano fu poi studiata
anche per la Triumph Herald coupé di cui abbiamo accennato prima.
Da allora i successi della Corgi Toys
sono proseguiti instancabilmente per anni e ne ricordiamo solo uno per tutti:
la celebre Aston Martin di James Bond 007 che arrivò a sfiorare i 4 milioni di
pezzi. Si veda al proposito il nostro articolo:
https://thesmallbigwheels.blogspot.com/2024/10/il-film-agente-007-missione-goldfinger.html


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