Le auto a Razzo
Il barone Fritz von Opel era un appassionato dei razzi, dei
quali si era all’inizio dello sviluppo, che in Germania faceva grandi passi
(portando purtroppo alla costruzione delle V2, i primi missili balistici della
storia).
Ma nel 1928 se ne studiava l’applicazione in vari modi e
perfino sulle auto. La Opel Sander Rakete (poi definita RAK 1) fu presentata
nell’aprile 1928 ed era propulsa da razzi a combustibile solido. Anche se
ovviamente non portò a nessuna applicazione su auto di serie, fu estensivamente
usata in campo pubblicitario dalla Opel, che continuò gli sviluppi di questo
tipo di propulsione.
La Opel RAK 2, una versione molto affinata, con razzi a
polvere nera da 6000kg di spinta, fu provata nel maggio 1928 sul circuito dell’Avus
di Berlino e raggiunse alla guida dello stesso Fritz von Opel, la velocità
record di 238 Km/h.
Le due vetture furono riprodotte all’epoca da due minuscoli
modellini di legno, fabbricati nell’Erzgebirge da un paio di artigiani. Di uno
si conosce anche il nome: Emil Frohs, in una scala prossima all’1:80.
Quindi, decenni dopo, fu la volta di alcune miniature ben riprodotte:
Minichamps si occupò della RAK 1 mentre NEO della RAK 2, in scala 1:43, a cui
si aggiunse un modello della RAK 2 in scala 1:87 di Eligor.
Ma sono esistiti modellini funzionanti veramente a
razzo?
Nel 1948 due titolari di una industria di packaging, cominciarono a offrire dei modelli di aereo funzionanti con un minuscolo motore a razzo che utilizzava pastiglie di
combustibile solido. Il primo motore non ebbe successo anche perché costava
l’80% in più di un tradizionale motore per aeromodelli della Frog.
Le cose andarono meglio nel 1949, quando il prezzo dei motori fu ridotto di oltre un terzo (e il più piccolo era offerto a meno di 10 scellini) e per il 1951 la gamma offriva già 10 modelli diversi. Nel frattempo, nel 1948, era stato messo in commercio il primo autoveicolo a razzo, da costruire in balsa con ruote gommate su cerchioni di alluminio tornito, in grado di raggiungere le 40 miglia orarie (64 Km/h) a seconda se equipaggiato con motore Jetex 100 o 200. Questo modello era stato concepito per correre in cerchio grazie a un filo ancorato a un pilone che veniva piantato per terra (i cosiddetti pilon-racers).
Nel 1950 venne sostituito da un modello in plastica, più facile da montare, anche se più lento (20 m.p.h. ovvero 32 Km/h). Il kit era
fornito in plastiche di colori diversi in modo da poter permettere di
gareggiare senza dover dipingere i modelli.
Nel 1960 la Jetex produsse per conto della BP, una scatola contenente il
Bluebird da record di Donald Campbell utilizzato per scopi promozionali, nella quale vi
era anche il motoscafo con lo stesso nome che Campbell utilizzò per i record su
acqua. La scatola comprendeva un motorino e i due modelli.
Nel 1965, con le vendite ormai in netto declino, Jetex produsse ancora un
veicolo “RTP record-breaking car”, che in realtà sembrava un razzo a tre
ruote messo in orizzontale. Questa scatola di montaggio è oggi rarissima.
L’americana Monogram sperimentò il motorino Jetex per un kit con una
vettura a razzo di fantasia, realizzata in plastica. Questa scatola di
montaggio non ebbe la fortuna delle altre della Casa ed è piuttosto rara.
Si conoscono anche alcuni modelli speciali di auto da record mosse da motori a razzo, meno diffuso dei motori a reazione d’aviazione. Una di questi è il Budweiser Rocket di Bizarre, veicolo che nel 1979-80 tentò di superare il muro del suono a terra, ma non riuscì nell’impresa e nessuno dei suoi passaggi in velocità venne omologato. Il razzo a combustibile solido non sembra aver sviluppato la spinta necessaria.
Anche il Wingfoot Express di Art Arfons usava
razzi a propellente solido, di grande potenza iniziale ma non tali da mantenerla
sulla distanza necessaria per omologare il record: pare abbia comunque
raggiunto i 904 Km/h circa. Di questa curiosa vettura abbiamo pure il modello
di Bizarre.
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