I giocattoli di Alemanni
Fra i piccoli produttori italiani
spicca Alemanni, che, sebbene non famoso come altri, nondimeno ha avuto in
catalogo, accanto a una miriade di penny toys, anche diversi giocattoli di
pregio. La diffusione più modesta rispetto al gigante del settore (la INGAP di
Padova) rende i giocattoli di Alemanni meno facili da trovare.
L’azienda Alemanni, specialista in
giocattoli fondata nel 1908, veniva chiamata anche L.A.C. dalle iniziali di
Leonida Alemanni Casalpusterlengo. Alemanni aveva lavorato fin dai primi del
novecento nelle officine Lampugnani di Milano, che producevano giocattoli di
lamiera. Quando questa fallì egli ne rilevò gli assetti di Milano ma trasferì
la sede a Casalpusterlengo, producendo solo alcuni dei giocattoli della
Lampugnani e concentrandosi piuttosto sulle scatole decorate in latta che
ebbero un buon successo, tanto che nel 1911 aveva già aperto una succursale a
Castiglione d’Adda.
Dopo la parentesi della Prima Guerra
Mondiale tornò alla produzione di giocattoli di ogni genere: trenini, fischietti,
palette, navi, aeroplanini, tamburi e, naturalmente, automobili.
Fra i giocattoli di questo periodo ve
ne sono di un certo pregio e fra i tanti ricordiamo una grossa berlina a molla
con luci elettriche che riproduce nelle linee generali una Lancia Lambda Iª o IIª serie. Nel 1939 aprì a Milano un
negozio all’ingrosso, ma la guerra costrinse a convertire gli impianti alla
produzione di caricatori per armi automatiche.
Leonida Alemanni morì nel 1944 e
l’attività continuò grazie ai figli, che accrebbero l’attività fino a un
massimo negli anni Cinquanta e Sessanta. In questo periodo l’azienda lanciò una
scatola di costruzioni meccaniche, proposta in varie dimensioni con differente
numero di pezzi, così come usava fare la Meccano inglese, che recava anche la
marcatura «Ami-Lac» (Ami sta per Articoli Metallici
Ingegnosi).
Nonostante le difficoltà del periodo
postbellico queste annate furono ancora piuttosto buone, grazie soprattutto
alle costruzioni meccaniche che ebbero larga diffusione: la Alemanni arrivò ad
avere 60 dipendenti fissi e una settantina di stagionali che lavoravano anche a
Castiglione d’Adda.
Negli anni Sessanta i giocattoli diminuirono, anche per le difficoltà nel passaggio alla plastica: nel 1962 venne ceduto proprio lo stabilimento di Castiglione e l’attività si ridusse gradualmente a lavorazioni per conto terzi, come ad esempio la verniciatura di giocattoli, eseguita a partire dal 1980 dalla nuova impresa «Lac» di Ausonio Alemanni, nipote del fondatore.
Nel 1987 il figlio di Leonida, Dante, pressato
da un calo dovuto alla richiesta di nuovi generi di giocattoli cessò ogni
attività in questo settore, ma l’impresa rimase ancora attiva col nome «Lac»
che, con sede nello stabilimento del nonno, si occupa di forniture per uffici.

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