I giocattoli di Alemanni

Fra i piccoli produttori italiani spicca Alemanni, che, sebbene non famoso come altri, nondimeno ha avuto in catalogo, accanto a una miriade di penny toys, anche diversi giocattoli di pregio. La diffusione più modesta rispetto al gigante del settore (la INGAP di Padova) rende i giocattoli di Alemanni meno facili da trovare.

Uno dei pezzi più facili da trovare è questo camioncino, molto diffuso
Altrettanto diffuso quest'altro, molto più piccolo, qui in versione litografata
Il medesimo camioncino, semplificato al massimo, accanto a un modello Wiking in scala H0
Locomotiva penny toy di Alemanni lunga 7 cm

L’azienda Alemanni, specialista in giocattoli fondata nel 1908, veniva chiamata anche L.A.C. dalle iniziali di Leonida Alemanni Casalpusterlengo. Alemanni aveva lavorato fin dai primi del novecento nelle officine Lampugnani di Milano, che producevano giocattoli di lamiera. Quando questa fallì egli ne rilevò gli assetti di Milano ma trasferì la sede a Casalpusterlengo, producendo solo alcuni dei giocattoli della Lampugnani e concentrandosi piuttosto sulle scatole decorate in latta che ebbero un buon successo, tanto che nel 1911 aveva già aperto una succursale a Castiglione d’Adda.

Sopra e sotto: micro locomotiva e vagone, due penny toy Alemanni molto vecchi

Limousine Alemanni con autista (foto Bertolami Fine Art)
Splendido sidecar 1930 circa (foto Finarte)
Cavallino con Sulky
Elegante torpedo 1930 circa (foto Finarte)

Dopo la parentesi della Prima Guerra Mondiale tornò alla produzione di giocattoli di ogni genere: trenini, fischietti, palette, navi, aeroplanini, tamburi e, naturalmente, automobili.

Tre aeroplanini Alemanni con tre decorazioni differenti
Auto da record tipo Auto Union, semplice penny toy Alemanni
Sopra e sotto: altro semplice penny toy che richiamava le linee della Fiat 1500 del 1935

Sopra e sotto: scatola regalo con treno a molla e stazione

Fiat 1500 in latta, grandezza paragonabile all'1:43

Fra i giocattoli di questo periodo ve ne sono di un certo pregio e fra i tanti ricordiamo una grossa berlina a molla con luci elettriche che riproduce nelle linee generali una Lancia Lambda Iª o IIª serie. Nel 1939 aprì a Milano un negozio all’ingrosso, ma la guerra costrinse a convertire gli impianti alla produzione di caricatori per armi automatiche.

Grande Lancia Lambda, qui in versione lusso con fari elettrici

Leonida Alemanni morì nel 1944 e l’attività continuò grazie ai figli, che accrebbero l’attività fino a un massimo negli anni Cinquanta e Sessanta. In questo periodo l’azienda lanciò una scatola di costruzioni meccaniche, proposta in varie dimensioni con differente numero di pezzi, così come usava fare la Meccano inglese, che recava anche la marcatura «Ami-Lac» (Ami sta per Articoli Metallici Ingegnosi).

Sopra e sotto: cabriolet Alemanni epoca 1947 circa, più o meno in scala 1:43

Grande berlina Alemanni con le proporzioni della Fiat 1400, inizio anni'50
Grande berlina e cabriolet Alemanni
Cabriolet grande, ma probabilmente più vecchio di quello rosso nella foto precedente
Innocenti Lambretta con guidatore (foto Casa d'Aste Nemo)
Trenino elettrico (a pila) con accessori

Nonostante le difficoltà del periodo postbellico queste annate furono ancora piuttosto buone, grazie soprattutto alle costruzioni meccaniche che ebbero larga diffusione: la Alemanni arrivò ad avere 60 dipendenti fissi e una settantina di stagionali che lavoravano anche a Castiglione d’Adda.

Scatola costruzioni 2a e (sotto) manuale illustrato, con la stessa immagine 

Negli anni Sessanta i giocattoli diminuirono, anche per le difficoltà nel passaggio alla plastica: nel 1962 venne ceduto proprio lo stabilimento di Castiglione e l’attività si ridusse gradualmente a lavorazioni per conto terzi, come ad esempio la verniciatura di giocattoli, eseguita a partire dal 1980 dalla nuova impresa «Lac» di Ausonio Alemanni, nipote del fondatore. 

Cucina con forno per le bambole, con marcatura LAC
Auto tipo Ferrari in plastica, molto semplice
Sopra e sotto: confezioni di costruzioni AMI-LAC anni settanta

Nel 1987 il figlio di Leonida, Dante, pressato da un calo dovuto alla richiesta di nuovi generi di giocattoli cessò ogni attività in questo settore, ma l’impresa rimase ancora attiva col nome «Lac» che, con sede nello stabilimento del nonno, si occupa di forniture per uffici.

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