80 Anni Vespa
La
Vespa, quella della Piaggio, non vola. Ma quanto contenuto aeronautico
possiede!
Piaggio
costruiva aerei e dopo la Seconda Guerra Mondiale questo genere di produzione
era vietato dalle potenze alleate vincitrici. Piaggio si ritrovò con una grande
esperienza e un mucchio di motorini d’avviamento inutilizzabili, e con un
ingegnere, Corradino d’Ascanio, intenzionato a mettersi in gioco per realizzare
qualcosa che ancora non esisteva, o per lo meno non in questa forma.
L’Italia
aveva bisogno di mezzi di trasporto economici e gli anni Quaranta furono tutto un
fiorire di motorini ausiliari per biciclette e moto di ogni genere.
D'Ascanio,
però, non amava le moto. Non amava doverle scavalcare per sedersi al posto di guida.
Sfruttò
la sua esperienza aeronautica per creare il primo scooter con carrozzeria
portante in robusta lamiera che copriva le parti meccaniche, in modo da poter
guidare senza dover indossare una tuta. Adottò un motore derivato da quei
motorini d’avviamento e con il cambio comandato dal manubrio, studiò un sellino
comodo quasi come una piccola poltrona e dotò il suo veicolo con ruote piccole,
facilmente intercambiabili e con la possibilità di portarsi appresso una ruota
di scorta, considerando lo stato della maggior parte delle strade italiane e la
facilità di bucare, e utilizzò per la ruota anteriore un supporto con un solo
tubo che ricordava i carrelli di atterraggio degli aerei.
L’aspetto
da insetto e il ronzio del motore a 2 tempi ispirarono Enrico Piaggio che la
paragonò a una vespa: e Vespa fu, dato che bastò scrivere il nome con la V maiuscola.
Lo
scooter debuttò a Torino il 24 marzo 1946 e circa un mese dopo fu avanzata la
richiesta di brevetto.
La
produzione della Vespa 98 (dalla cilindrata) partì a rilento. Il prezzo
appariva ancora alto (55.000 lire del 1946 erano tante nell’Italia a guerra
appena finita). Lo scetticismo ancora elevato. Per riuscire a venderle senza
una rete commerciale ancora tutta da creare, Piaggio chiese e ottenne una sponda
presso la Lancia, che accettò il piccolo veicolo a scocca portante accanto alle
sue auto famose nel mondo.
Piaggio
continuava a pensare alla Vespa come a un qualcosa di temporaneo, tanto per
superare le difficoltà del dopoguerra. Nel 1946 furono assemblate 2500 circa di
cui 2181 vendute entro l’anno solare. Già nel 1947 le vendite erano salite ben
sopra le 10.500 unità per sfiorare le 20.000 nel 1948. Era chiaro che la Vespa
stava già diventando un fenomeno e che non era affatto un prodotto temporaneo, Arrivarono presto anche le richieste di licenze di
produzione all’estero.
E
così cominciò un continuo affinamento del veicolo, qualcosa che lo
accomunava un po’ al Maggiolino, sempre migliorato ma sempre uguale a sé
stesso.
Nel
1963 arrivò la Vespa 50, con carrozzeria più leggera, che poteva essere guidata
a 14 anni senza patente e che divenne la base per la sprintosa 125 Primavera,
che montava su quella carrozzeria un motore che permetteva ai sedicenni con
patentino di potersi muovere anche su percorsi notevolmente lunghi.
Non
ci dilunghiamo a descrivere tutte le versioni della Vespa fino al 2002, anno in
cui venne lanciato il nuovo scooter che del vecchio manteneva il nome e la
carrozzeria portante, ma che era frutto di una progettazione tutta ex-novo.
Quanto
ai modelli ne abbiamo a sufficienza: dapprima diversi produttori di giocattoli
di latta, poi qualche pressofuso, fra cui quello della Moko inglese che, pur
essendo identificabile come una Vespa, aveva semplicemente l’indicazione di “Motor
Scooter” e poi la Mercury per arrivare infine alla bellissima Vespa dellaTekno.
Mercury tornò sul tema “Vespa” con la 50 Elestart all’inizio degli anni
Settanta quando aveva creato una linea di motociclette.
Dopo
di allora un lungo silenzio, rotto qua e là dalla Vespa a pedali della Peg
Perego, un po’ ingombrante da mettere in vetrina, o dal kit della Protar in
scala 1:9.
Ancora una immagine della 90 Super Sprint di Maisto in 1:18
Vespa 50 Elestart in scala 1:24 della Mercury
Vespa Primavera della Minichamps, scala 1:8
Sopra e sotto: Vespa 50 special di Newray in scala 1:6
Imponente
invece la produzione Newray nella piccola scala 1:32 che abbraccia quasi tutti
i tipi di Vespa, e anche le più grandi Maisto, e altre ancora per terminare con
un ritorno al lamierino grazie alla Vespa PX della Schuco.
Vespa 125 6 giorni 1952, Newray, 1:32
Vespa 125 1948, Newray, 1:32
Vespa 125 1960, Newray, 1:32
Vespa 125 ET3 1976, Newray, 1:32
Vespa 125 GS 1955, Newray, 1:32
Vespa 125 U 1953, Newray, 1:32
Vespa servizio DHL, Tiny

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