Aerei SI – Aerei NO
Parlando di aerei ci vengono normalmente in mente i
famosi kit di plastica dell’Airfix, in scala 1:72, venduti in buste a un prezzo
molto ragionevole, ma esiste tutto un contorno di piccoli aeroplani di zamac
prodotti da blasonati fabbricanti di automodelli.
Ed è vero che la grande maggioranza dei collezionisti
acquista per l’appunto solo gli automodelli, ma ve ne sono anche di quelli si
dedicano alle miniature di un certo marchio, come a dire Dinky Toys, Mercury e
altri. E quando in catalogo ci sono anche aerei, navi, accessori e quant’altro?
Rimanendo agli aeroplanini, che sono il genere più
diffuso, può capitare – quando la collezione di automodelli è ormai ben
strutturata – di trovare sul tavolo di una borsa qualche aeroplanino di zamac
prodotto proprio da quel marchio di cui abbiamo già quasi tutto. E la
tentazione diventa forte…
Improvvisamente si inizia una collezione nella collezione
et voilà, si prepara una vetrinetta con gli aerei.
Tootsietoy, che è tra i primi a fabbricare piccoli
giocattoli in pressofusione, accanto alle automobili ha cominciato prestissimo
a produrre anche aerei, fra cui un delicatissimo Blériot del 1910 realizzato
molto bene (considerando le difficoltà della fusione).
Certo, viste le dimensioni di un aereo, e quelli civili
in particolare, le riproduzioni in metallo sono sempre in scala piuttosto
piccola (si va da 1:200 a 1:500) e spesso disomogenea e naturalmente
incompatibile con gli automodelli, ma alla fine ci si può innamorare di questi
piccoli aggeggi e si finisce per collezionarli.
Una scatola regalo Tootsietoy inizio anni '50 con aerei visibilmente piccoli in confronto alle auto
Fra le più prolifiche, fino agli anni ’60, ci fu la Dinky
Toys, mentre la concorrente Corgi Toys si astenne fino quasi agli anni Duemila,
quando iniziò con grandi aerei in scala 1:72, tipica delle scatole di montaggio,
e poi anche qualche serie più piccola e simile ai vecchi Dinky quanto a scala
di riduzione.
La Dinky Toys francese pure ebbe in catalogo alcuni aerei e – sempre in Francia – anche la Solido ne produsse diversi. Perfino la CIJ risulta aver prodotto almeno un Caravelle, che tra l’altro venne usato anche come promozionale quando l’Alitalia ebbe ordinato i primi jet civili dai francesi. Pure la Tekno danese ebbe in catalogo una piccola serie di velivoli in pressofusione.
In Italia fu la Mercury a produrre una ventina di
soggetti, ma la serie venne interrotta già all’inizio degli anni Sessanta. Più
a lungo durò la produzione in plastica della Ingap, perché si trattava di
aeroplanini molto più economici, distribuiti nelle cartolerie, e quindi alla
portata dei bambini che potevano averli per pochissime lire. Una serie simile
fu prodotta in Spagna dalla Eko.
In Germania la Wiking negli anni Trenta produsse una
grandissima varietà di aerei, così ben proporzionati da essere usati nelle
scuole militari per esercitare a riconoscere le sagome di aerei amici e nemici.
Nel dopoguerra la serie continuò fino all’alba degli anni Settanta, cambiando
il colore della plastica e aggiungendo soggetti a reazione e un unico grande
aereo civile: il Lockheed Constellation.

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