50 anni di Lancia Gamma
Al Salone
Internazionale di Ginevra nel marzo del 1976, Lancia tornava nel settore delle
ammiraglie mostrando la Gamma berlina insieme a un elegante coupé proposto da
Pininfarina su disegno di Aldo Brovarone.
Tornava un
modello Lancia destinato al segmento delle vetture di rappresentanza, dove
mancava dai tempi della Flaminia, uscita di produzione nel 1969.
Nonostante il lavoro di rinnovamento che aveva pervaso il progetto, il risultato finale fu lontano dalle aspettative della clientela: il nuovo motore in alluminio era un boxer a 4 cilindri di 2500cc da 140CV quando tutti, su una vettura di questa classe, si aspettavano un 6 cilindri. Per il mercato italiano, dove le auto sopra i 2 litri erano tartassate, era disponibile anche un 1999cc da 120CV. La linea, per voler essere moderna, prese la forma di una due volumi, abbastanza aerodinamica per i suoi tempi (Cx pari a 0,37) ma era una soluzione stilistica piuttosto originale per una vettura di rappresentanza degli anni Settanta, che lasciò il pubblico sconcertato.
Nel 1980 con la seconda serie arrivò l’iniezione elettronica e venne offerto il cambio automatico, ma le sorti commerciali non si risollevarono. Il risultato fu che in 8 anni ne vennero prodotte appena 22.000 esemplari, senza che la Gamma riuscisse a trovare uno spazio adeguato nel mercato delle ammiraglie europee.
Sarà
anche per questo motivo che dal punto di vista modellistico troviamo pochissime
riproduzioni della Gamma, che hanno prediletto la seconda serie (con mascherina
allargata): abbiamo gli speciali di P.B. Models, in resina, una piccola
riproduzione di Giodi in scala 1:66 e la berlina di Norev, nella serie
editoriale dedicata alla Lancia. Due sole le coupé, la prima in metallo, di
Norev, la seconda con uno speciale di resina realizzato da Tron, che ha pure
riprodotto la concept car T-Roof spider del 1978.
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