60 anni Alfa Romeo Duetto

Il nome “Duetto”, frutto di un concorso pubblico per trovarlo, durò poco, almeno ufficialmente, perché l’utilizzo commerciale di questo nome era già detenuto da un produttore di merendine, però nell’immaginario collettivo è rimasto fino a oggi, tutt’al più sostituito da “osso di seppia”, altro nomignolo che si era guadagnata l’auto per la sua forma particolare.

Sopra e sotto: Alfa Romeo Duetto 1966, ma qual é quella vera?
La foto sotto riproduce la Duetto di AutoArt in scala 1:18

L’Alfa Romeo Giulietta (e poi Giulia) spider anche se ancora splendida, stava invecchiando e quando si decise di sostituirla, Bertone propose una versione decappottabile della sua Giulia GT. Più che una spider sembrava un cabriolet che ottenne un successo modesto. Così venne richiesto l’intervento di Pininfarina che, dal 1956 aveva perseguito una particolare linea estetica sulle Alfa Romeo Super Flow presentate ai Saloni, che ancora manteneva una sua validità. 

Sopra e sotto: ancora alcune viste e dettagli del modello AutoArt

Gli interni dell'AutoArt rasentano la perfezione, per un modello industriale!

Questa linea, con un lavoro di affinamento, diventò la Duetto del 1966, presentata al Salone di Ginevra e subito apprezzata dalla clientela fino a farla diventare un mito, suggellato dalla sua apparizione in molti film: il più famoso di tutti fu “Il Laureato”, con un giovane Dustin Hoffman.

Vista posteriore dell'auto vera, che le ha guadagnato il nomignolo "osso di seppia"
Sopra e sotto: il modello della Duetto realizzato da Century Dragon, 1:43

Il grande modello di Leoni in scala 1:8

All’inizio aveva il motore della Giulia di 1570cc che sviluppava 109 CV con due carburatori doppio corpo. Solo un anno dopo le fu affiancata la 1750 spider Veloce che, con 1779cc forniva 118 CV e più tardi ancora arrivò anche la 1300 Junior che allargava ulteriormente la potenziale clientela, pur mantenendo la discreta potenza di 89 CV. A fine 1968 la 1600 venne tolta di produzione e al Salone di Torino del 1969 l’Alfa Romeo “osso di seppia” perse la coda arrotondata e diede inizio, con una nuova coda tronca alla 2ªserie.

Sopra e sotto: la bella Duetto prodotta a suo tempo da Mebetoys in 1:43


Foto ufficiale della Duetto con l'hardtop montato

La Mebetoys fu per molto tempo l’unico fabbricante di modelli a riprodurre la Duetto (ci permettiamo di continuare a chiamarla così) in scala 1:43, affiancata dalla Togi che ne fece una miniatura in scala più grande, 1:23.

La riproduzione di Togi nella caratteristica scala 1:23

Il modello Mebetoys veniva venduto con l’hardtop incluso, che si poteva montare rimuovendo il tettuccio ripiegato, ed è stato riproposto dopo qualche tempo in una simpatica versione “Giro d’Italia” con biciclette e decorazioni delle scuderie Bianchi e Salvarani.

Alcune Duetto del Giro d'Italia in diverse varianti di colore, Mebetoys, 1:43

La Duetto è poi stata ripresa in scala 1:43 da Vitesse e Minichamps, e in scala 1:18 con un pregevole modello AutoArt. Non manca inoltre un modello della Leoni in scala 1:8 da montare, uscito in fascicoli nelle edicole.

Alfa Romeo Duetto, Del Prado, 1:43
Alfa Romeo Duetto, Maxi Cars, 1:43
Sopra e sotto: Alfa Romeo Duetto, Minichamps, 1:43

Alfa Romeo Duetto con hardtop, Vitesse, 1:43

Fra le riproduzioni più recenti ricordiamo la Burago in scala 1:32, il modellino Matchbox in 1:66 il Wiking, in 1:87 e quella della Touring Modelcars in scala 1:18.

Sopra e sotto: Alfa Romeo Duetto, Burago, 1:32

Alfa Romeo Duetto, Matchbox, 1:66 circa
Alfa Romeo Duetto di Touring Modelcars, 1:18
Modello in scala 1:8 di Whitebox
Alfa Romeo Duetto della Wiking, in scala 1:87

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