Finalmente l'attesa è finita! È uscito nei negozi il modello in scala 1:18 della bellissima Alfa Romeo Junior Zagato 1300, che Norev aveva presentato già alla Fiera del Giocattolo di Norimberga dello scorso anno. Per il momento, è un'esclusiva del mercato tedesco ma, grazie ad Internet è facilmente acquistabile in rete. Non si tratta di un modello inedito in questa scala, visto che già da tempo ne esistono diversi esempi riprodotti in resina, ma è il primo e l'unico in die-cast e, cosa che sta diventando rara di questi tempi, è interamente apribile! Inoltre, il prezzo di vendita è di poco superiore ai 100 euro, il che rende questo modello estremamente appetibile agli appassionati.

La Junior Zagato fu presentata al Salone di Torino del 1969. La nuova vettura sportiva era nata da un'idea di Giovanni Luraghi. al tempo presidente dell'Alfa Romeo, che aveva individuato uno "spazio libero" nella gamma Giulia, tra la GT disegnata da Bertone e la Spider di Pininfarina. Il concetto era di produrre una fuoriserie indirizzata ai giovani (ricchi) amanti della guida sportiva vera, che volessero distinguersi con una vettura fuori dagli schemi dell'epoca. Il design fu quindi affidato alla Carrozzeria Zagato, per opera del suo stilista di punta, Ercole Spada, già autore delle due bellissime Giulia SZ.

Il motore era quello della Giulia GT 1300, ma il telaio (accorciato) e l'assetto erano quelli della Spider 1300, mentre il serbatoio era quello della Montreal. Spada riuscì quindi a disegnare una vettura molto bassa e corta, con la coda alta e tronca che seguiva i dettami aerodinamici di Kamm; il muso invece era basso e profilato, con un andamento fortemente a cuneo. Il frontale a quattro fari era completamente carenato in plexiglass, con una sola apertura a forma di scudetto Alfa per il radiatore, e una serie di piccole feritoie per l'aspirazione dei carburatori.

Il resto della carrozzeria era il più possibile privo di qualsiasi ornamento inutile, a partire dalle cromature. Venne posta estrema cura nella ricerca dell'aerodinamica: il cofano era rialzato di fronte ai tergicristalli, con in più una "gobba" che proteggeva la base della spazzola lato guida, per deviare ulteriormente il flusso
d'aria; il parabrezza era fortemente inclinato, il paraurti anteriore era una semplice barra, che stata quasi lì a dire "smontatemi che non servo a nulla", ma che in realtà proteggeva un minimo il plexiglas del musetto. La coda, già alta e tronca, era ulteriormente alzata da uno spoiler che raccordava la coda spiovente. I passaruota svasati accentuavano l'assetto basso della vettura.
Tutto questo consentiva un CX pari a 0,29, valore eccezionale per l'epoca ed ancora estremamente basso anche ai giorni nostri.
L'abitacolo, luminosissimo grazie alle ampie superfici vetrate, era due posti secchi
, con però un ampio
spazio posteriore per i bagagli
, accessibile anche dall'esterno grazie al l
unotto interamente sollevabile. Insomma, una macchina decisamente "avanti" per i suoi tempi, con in più prestazioni di tutto rispetto, pur con un motore di cilindrata relativamente piccola; la trazione era ovviamente posteriore, il peso era di circa 920 kg, ed gli 89 cv del milletrè riuscivano a spingerla oltre i 175 km/h, con una guidabilità ed una reattività eccezionale. Purtroppo, la linea non fu del tutto accettata dal pubblico, ed il prezzo della nuova piccola Alfa risultò troppo alto, per cui poco competitivo anche rispetto alle Alfa GT "normali". Il che limitò molto le vendite, tanto che
solo 1117 esemplari furono prodotti in tre anni. La successiva Zagato 1600, pressoché identica, salvo che per la lunghezza maggiore di 10 cm, il motore da 1.6 litri (e 109 cv) e le maggiori prestazioni, non ebbe miglior fortuna: 402 esemplari prodotti. Questo rende la Zagato una delle Alfa attualmente tra le più rare ed ambite dai collezionisti.
Difficilmente Norev sbaglia la linea dei suoi modelli, ed anche questa volta non si smentisce: le proporzioni sono pressoché perfette, e la vernice è stesa molto bene ed in maniera uniforme. Il colore è lo
stesso
verde della Montreal, il verde
AR223, difficilissimo da riprodurre in fotografia, perché immancabilmente risulta troppo brillante e tendente al giallo. Gli interni in fintapelle quasi arancioni erano più comuni sulla 1600, mentre sulla 1300 erano quasi sempre neri: l'abbinamento è comunque corretto, come si può vedere nella foto qui sotto (fonte: Subito.it)

Abbiamo già sentito diversi commenti non entusiastici sulla scelta di questo colore: le foto dei primi prototipi, comparse in rete, mostravano un modello verniciato nel classico colore rosso Alfa; solo in un secondo tempo il colore è diventato questo verde brillante, il che ha fatto storcere il naso a molti. In effetti, come detto più sopra, in fotografia questo colore non rende: vi assicuriamo però che dal vivo rispecchia perfettamente lo spirito degli anni '70. In ogni caso, sicuramente Norev provvederà a cambiare il colore nell'edizione pronta per la vendita in Europa (il prototipo visto quest'anno a Norimberga era giallo con i cerchi in lega a stella, per esempio).
E se qualcuno non è ancora convinto, guardi la foto qui sopra. Forse, e dico forse, il modello ha le ruote un pelo grandi, ma...
la linea è veramente perfetta. E inoltre, quanto è bella questa macchina? Non parliamo del modellino, parliamo proprio della GT Junior Zagato.
Che forse è più bella ora di quando è uscita dalle linee di produzione. E non venite a dirmi che Giugiaro non è stato ispirato da queste forme, quando ha disegnato l'Alfetta GT!
Come già detto prima, il modello è completamente apribile; visto che non è facilissimo aprire le varie parti, Norev ha fornito nella confezione un pratico attrezzino a ventosa, che rende tutto più semplice. Attenzione però al portellone, che è interamente in plastica. Meglio utilizzare la punta di uno stuzzicadenti, perché con la ventosa si esercita troppa pressione e si rischia di crepare il vetro. Le ruote sono sterzanti, ma l'angolo di sterzo è veramente risicato.
Grazie alle portiere apribili, possiamo osservare gli interni, abbastanza ben dettagliati. I pannelli portiera presentano la
fascia superiore dipinta in argento, che imita quella in alluminio lucidato della vettura vera;
il volante è corretto, così come la forma ellittica della plancia, caratteristica di questa vettura. La strumentazione è resa con decals, le plastiche sono correttamente opache,
i sedili hanno la forma caratteristica delle GT del Biscione, con il poggiatesta che si solleva lasciando un curioso buco nello schienale. Il pavimento è
floccato in nero, a imitazione della moquette. Particolari migliorabili la leva del cambio, decisamente troppo spessa, e la presenza di qualche sbavatura di stampaggio qua e là.
Il motore è forse la parte meno riuscita del modello. Intendiamoci, considerando il prezzo di vendita la riproduzione è più che dignitosa, e a colpo d'occhio si possono riconoscere tutti i particolari principali, ma si nota subito che la maggior parte dei pezzi formanti il propulsore sono direttamente stampati in un unico blocco e successivamente dipinti, e quindi mancano di profondità. Pochi dettagli sono riportati, e alcune zone, come ad esempio i carburatori, sono un po' troppo semplificate. il tappo dell'olio, per esempio, non é particolarmente riuscito, soprattutto a confronto di quello del radiatore, decisamente più fine. La presenza delle targhette e di alcuni cablaggi migliora un po' la situazione, ma si poteva fare un lavoro più accurato.
La coda del modello è dominata dal massiccio paraurti a doppia lama, corretto ma decisamente esagerato rispetto all'esile corrispondente anteriore.Viene da chiedersi per quale motivo Spada abbia deciso di disegnarlo così... Belle le luci posteriori (le stesse dell'Alfa 1750) a tre colori, e belle le targhette di identificazione realizzate con più fini adesivi cromati e non con semplici decals argentate. Bene! Il tubo di scarico, argentato, è forato, dipinto di nero al suo interno, e di forma corretta. Certo è un poco troppo "spesso", ma è comunque valido. Belle anche le targhe "nere" con sigla di Milano, ben realizzate e di corrette dimensioni.
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