MERCURY – Campionessa di varietà
Gli appassionati la conoscono bene e forse apprezzano più di altri
produttori la Mercury di Torino, campionessa di tinte ma anche di variazioni di
stampo piccole e grandi che spesso differenziano più serie dello stesso
modellino.
Nella serie 1:40 non si conoscono variazioni di rilevo, a parte forse
l’applicazione o meno di fari a chiodino sulla Aero e sull’Americana, che
talvolta ne erano provviste e in altri casi ne erano prive.
Quando arrivò la Fiat 1100/103 che inaugurava la serie 1:48 assistiamo a
diverse varianti. La prima e più celebre è la 1100 con mascherina in fusione
separata applicata sul muso. Poi lo stampo venne modificato e la grigliatura
anteriore finì per formare un tutt’uno con la scocca, semplicemente poi
ritoccata con un po’ di vernice argento per evidenziarla. Quando nel 1956 la
Fiat fece uscire la 1100/103E, che aveva una mascherina completamente nuova,
con faro antinebbia al centro, Mercury aggiornò lo stampo del frontale et voilà
la 103E era pronta e poco importa che – dietro – non venissero aggiornati i
fanalini di coda, troppo piccoli per farsi notare.
Ancora una piccola variante riguarda la 1100/103E e parecchi altri Mercury
della serie 1/48 che inizialmente avevano i fari anteriori resi con dei
chiodini piantati sui parafanghi. Gli stampi furono modificati per inglobare i
fari nella fusione, risparmiando ulteriori lavorazioni ad eccezione di due
gocce di vernice argento per colorarli.
Notiamo una semplificazione dello stampo dei fanali posteriori della Lancia
Flavia: quando la miniatura venne messa in commercio i fanalini posteriori
erano suddivisi in tre parti, ognuna delle quali riceveva una goccia di vernice:
rossa per gli stop, arancio per gli indicatori di direzione e argento per la
luce di retromarcia. Un procedimento costoso che fu semplificato eliminando le
tre partizioni del fanale, rendendolo piatto e adatto a ricevere una
decalcomania, con un effetto complessivo meno attraente ma comunque rispettoso
del tipo di fanali in uso sull’auto vera.
Il passaggio alla scala 1:43 avvenne con il lancio della Fiat 2300S coupé,
un modellino veramente bello e complesso: non solo interamente apribile, ma
rifinito con cura e con molte parti riportate: davanti fanali e mascherina
cromata, dietro le luci di direzione, realizzate con piccoli bottoni di
plastica trasparente. All’interno una speciale decalcomania mimava il cruscotto
dell’auto vera e alle porte erano presenti i rivestimenti interni. Non peraltro
era un modello costoso: a 1500 lire dell’epoca corrispondevano da tre a cinque
modelli Mercury in scala 1:48… Per questo venne offerta anche in scatola di
montaggio, ma il costo di 1200 lire non era tale da rendere appetibile la
soluzione, che comportava anche un montaggio non facilissimo.
Dopo qualche anno il modello fu sottoposto a revisione e molto
semplificato: fari anteriori e posteriori e griglia del radiatore fuse in
blocco con lo stampo della carrozzeria, che perdeva la decal sul cruscotto e la
targa anteriore, mentre i rivestimenti alle portiere lasciavano il posto a un
paio di rilievi compresi nella fusione. Il fondino anziché essere di fusione
verniciata di nero, venne sostituito da un pezzo identico ma di plastica nera.
Grazie a tutto questo il prezzo finale del modellino subì una bella cura
dimagrante, attestandosi a 900 lire!
Passando alla Fulvia Berlina citiamo come prima modifica l'eliminazione dei pannelli delle porte anteriori, sostituiti da delle porte con il pannello e i relativi accessori ricavati nello stampo. L'ultima serie assieme ai cerchi non più torniti, ma verniciati in argento, ebbe una semplificazione delle luci di coda: al posto delle belle decalcomanie che
riproducevano le luci dell’auto vera, si passò ad una semplice pennellata di
vernice rossa.
Veniamo alla Fiat 850 spider, delizioso modellino offerto in versione
aperta ma comprensivo della capottina di tela nera alzata oppure di hardtop
invernale, che purtroppo vanno spesso persi negli esemplari privi di scatola.
Le prime 850 spider avevano una grigliatura alla base del parabrezza, che a un
certo punto venne eliminata, forse a causa di qualche prematuro problema di
stampaggio.
C’è poi la Fiat 124 berlina che, con piccoli ritocchi allo stemma anteriore
e alle scritte posteriori, diventò una Lada 1200 utilizzata in Russia
soprattutto a scopi promozionali e piuttosto rara dalle nostre parti.
Quando nel 1967 fu presentata la 124 coupé, Mercury ne fece un onesto
modello, piuttosto semplice (con le sole porte apribili) ma esteticamente
riuscito.
E’ interessante che non appena l’auto vera subì il primo restyling, con un
nuovo frontale più moderno dotato di 4 fari e nuove luci di coda, la Mercury
abbia modificato il suo modello, riproducendo la seconda serie della 124 coupé.
Per l’occasione abbandonò le classiche ruotine con pneumatico di gomma per
delle ruote veloci, realizzate tuttavia in modo da non essere così brutte come
quelle di altri produttori. Alla fine si notano solo perché ben più larghe
delle classiche ruote con gomma.
Sulla Fiat 128 Mercury ha prodotto infine un numero notevole di varianti. Il modellino nasce riproducendo la berlina a 4 porte, con solo le due anteriori apribili. Quindi vengono realizzate due varianti della berlina a due porte: la berlina a due porte vera e propria, ottenuta cancellando il solco delle due porte posteriori, modificando la griglia e lo stemma Fiat anteriore e semplificando i paraurti, che diventano privi di rostri.
La seconda variante a due porte è la 128 Rally. Per questo modello Mercury modifica profondamente il paraurti anteriore, creando una fusione che riproduce esattamente quello dell’auto vera, con un pezzo tubolare centrale affiancato da due fanali supplementari come sull’auto vera. Posteriormente vengono modificati i fanali che diventano quattro fanalini tondi al posto dei due rettangolari. Questa variante dura pochissimo, forse pochi esemplari di prova o poco più. Il problema è la complessa e al tempo stesso fragile fusione del nuovo paraurti. Per questo motivo viene adottato il più semplice paracolpi della berlina a due porte, fermi restando i 4 fanalini tondi posteriori.
Ultima trasformazione della 128 berlina è la 128 Special, che torna ad
avere 4 porte (di cui sempre solo le 2 anteriori apribili), modanature sulla
fiancata e nuova mascherina con far rettangolari.
Notevole anche la Fiat 132 di Mercury: quando appare la 132 GLS Mercury
modifica lo stampo sulla fiancata, la griglia del radiatore e le luci
posteriori.
Infine ancora una piccola modifica relativa al parabrezza della Balilla
Coppa d’Oro, splendida auto antica rimasta caso unico nel catalogo Mercury
(avrebbe dovuto essere seguita da una Lancia Aprilia che, però, non vide la
luce).
I primi esemplari avevano un piccolo vetro di plastica incollato a dei
piccoli montanti di zamac. Non era né bello né pratico perché bastava un colpo
affinché si staccasse dal supporto. Così fu sostituito da un montante
scanalato, forse ancora meno bello, ma nel quale il pezzetto di plastica
trasparente restava bene infisso e meno facile a staccarsi.
La modifica fu introdotta dopo che i primi esemplari avevano già raggiunto
i negozi.
.jpg)
.jpg)

.jpg)

Commenti
Posta un commento