KING MODELS
Molto probabilmente il nome di questi modelli è sconosciuto alla grande maggioranza dei lettori, ma qui trattiamo di uno dei pionieri dei “modelli fatti a mano” in piccola, anzi piccolissima serie.
Roma, settembre 1971: tre giovani collezionisti di automodelli decidono di
creare alcuni di quei modelli di auto che la produzione industriale aveva
ignorato, poche copie di ciascuno, una produzione molto limitata, massimo dieci
esemplari per un piccolo gruppo di amici: nasce la “KING”.
I tre collezionisti erano Massimo Intersimone, Carlo Pierini e Angelo
Cavalli. La loro produzione si ispirava ad alcuni modelli finiti in
resina di un raffinato modellista francese, il signor J.M. Dubray. Con l’aiuto
di piccoli pezzi provenienti da modelli industriali (come ruote, volanti,
paraurti, etc), più alcuni profili in metallo o di legno, era possibile
dettagliare completamente una carrozzeria in resina e ottenere un modellino
finito. Chiaramente, creatività e immaginazione erano più che necessarie.
E anche qualche contatto per ottenere i pezzi industriali senza dover
comprare i modelli completi.
Nel 1973 i tre vennero raggiunti da un altro abile modellista: Mario
Barteletti. I modelli in scala 1/43 furono principalmente creati da Angelo Cavalli, ma un paio da Mario Barteletti. Presto altri collezionisti e alcuni negozianti, iniziarono a richiederne una copia e dal 1974 i due fratelli Roberto e Fabrizio
Petrucci, si unirono al gruppo per aiutare a montare i modelli. Nello stesso
periodo, su loro richiesta, fu creata la “Progetto K”, una sottomarca dedicata
ai modelli sportivi. Ma ciò che era iniziato come un piacevole passatempo, si trasformò poi in uno sforzo faticoso a causa di impegni personali e
professionali sempre crescenti.
Nel 1978 la produzione fu interrotta, Progetto K fu lasciata ai fratelli
Petrucci e divenne un marchio autonomo, con l’impegno a non usare gli stampi
KING.
Allo stesso tempo, i “modelli speciali” realizzati da modellisti esperti e
professionisti si diffondevano ovunque, spesso con una riproduzione
semi-industriale di modelli, lontana dai prodotti fatti in casa e dal loro
fascino giocoso.
Anch’io, Fabrizio Panico, avevo partecipato alla modellazione e
all'assemblaggio di alcuni dei modelli, ma solo per pochi mesi: uno dei miei
contributi è stato l'uso di vecchie decalcomanie Rivarossi per decorare il
furgone Fiat 500. In totale sono stati inseriti in elenco 40 modelli.
Alla luce del tempo che è passato i modelli si sono dimostrati abbastanza resistenti,
sono invecchiati bene e dopo più di cinquant'anni non sono stati riscontrati
problemi (a parte le ruote di provenienza DUGU che si sono sciolte). Tuttavia
sono estremamente fragili: non fateli cadere, perché si romperanno come vetro!
Oggi sono modelli piuttosto rari: alcuni sono stati prodotti in poche
decine di pezzi, altri addirittura si possono contare su poche unità.
Le foto in bianco e nero di questo servizio (ricavate da stampe originali, vecchie di più di 50 anni) sono di Mario Barteletti, forse preparate per un catalogo illustrato mai stampato, quelle a colori sono recenti, dell’archivio di “TheSmallBigWheels” e dell’autore.


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