Buone nuove da Ottomobile!

Il marchio francese Ottomobile è noto da tempo per la sua produzione di modelli in scala 1:18; realizzati in resina, senza aperture, sono da sempre caratterizzati da una notevole qualità costruttiva, da una buona cura dei particolari, da una verniciatura di alto livello, e nonostante tutto questo riescono a mantenere un ottimo rapporto qualità/prezzo, cosa che li ha resi sempre più apprezzati tra i collezionisti. Inoltre, la scelta dei soggetti è solitamente abbastanza originale, e anche se Ottomobile ha sempre un occhio di riguardo per le vetture francesi e tedesche, non disdegna di tanto in tanto di occuparsi anche di vetture italiane, con ottimi risultati. E sovente le macchine che vengono riprodotte sono auto da competizione, in particolare da rally, dove Ottomobile dà il meglio di sé. Ultimamente, poi, la gamma si è estesa dalla scala 1:18 alla 1:12, scala che negli ultimi tempi sta catturando l'interesse degli appassionati.

https://otto-models.com/en/?srsltid=AfmBOooSmonmrkvujr-4OUpIQjx6i3giZBGQTI7flRS1gAWkhzEJMKKq

 

Ed è proprio con un modello in scala 1:12 che iniziamo questa presentazione, precisamente con la bella Fiat 131 Abarth che ha corso il Rally di Portogallo 1978, equipaggio Markku Alen - Ilkka Kivimäki, con i colori Alitalia. Il modello non è una novità assoluta, perché tempo fa era stata commercializzata la versione Monte Carlo 1980, ma le differenze tra i due modelli, livrea a parte, sono parecchie.

La Fiat 131 Abarth è l'auto più vincente mai prodotta dalla Fiat. Nata per sostituire nel campionato Mondiale Rally l'ormai obsoleta 124 Abarth, per un periodo affiancò la Lancia Stratos nelle competizioni, per poi prenderne definitivamente il posto. La carrozzeria, studiata da Bertone, si ispirava alla 131 Mirafiori tre porte, ma aveva cofani e parafanghi in vetroresina, porte in alluminio, per contenere il peso intorno ai 1000 kg. Parafanghi allargati e prese  d'aria supplementari completavano il pacchetto. Era mossa da un motore quattro cilindri in linea di 1.995 cm3 con testata in lega leggera, doppio albero a camme, 16 valvole e iniezione meccanica Kugelfischer nella versione da competizione. La versione stradale, necessaria per l'omologazione, aveva un carburatore doppio orpo Weber ed erogava 140 cavalli; le vetture da corsa, a iniezione, raggiungevano i 225 CV, che arrivarono, durante la carriera sportiva della 131 Abarth,  fino a 245.
Ottomobile ha fatto come al solito un ottimo lavoro: il modello è imponente e pesante, e la linea è molto ben catturata. Bella la fanaleria, sia anteriore che posteriore, con quella frontale arricchita da grandi fendinebbia uniti a una coppia di fari più piccoli rettangolari, esattamente come nell'auto vera

La posa delle decorazioni è molto accurata, e i colori sono corretti, in particolare il verde Alitalia, sovente di tonalità errata. Belle le ruote, anche se i bulloni di fissaggio sono un po' piccoli. 

Il modello si presenta con le gomme slick larghe da asfalto, che nella realtà furono usate poco: in gara vennero utilizzate per la maggior parte del tempo le gomme strette da sterrato. In ogni caso, personalmente preferiamo la scelta delle ruote larghe, decisamente più belle a vedersi.

Come già detto sopra, le luci anteriori sono molto ben riprodotte, così come la targa, di dimensioni corrette e con lettering perfettamente corrispondente a quello delle targhe dell'epoca. Notare l'inusuale sistemazione delle luci di posizione, esattamente come nella vettura vera.

Gli interni sono completamente neri, cosa che li rende un po' sottotono e poco visibili, ma la riproduzione dell'abitacolo è molto buona e dettagliata. Non mancano le cinture di sicurezza in tessuto, con fibbie fotoincise.

Markku Alen in azione durante il Rally di Portogallo 1978

Rimaniamo in Italia con la seconda proposta, che renderà felici molti collezionisti: la mitica Lancia 037 rally, nella livrea Martini e con il n. 1 della vettura vincitrice del Rally di Monte Carlo 1993, con Walter Röhrl al volante e Christian Geistdörfer alle note. La scala è 1:18.

La Lancia 037, sostituta della Fiat 131 Abarth, è stata l'unica (e l'ultima) vettura a trazione posteriore a vincere un mondiale rally, nel 1993, battendo le fortissime Audi a trazione integrale, prima che questa diventassse comune su tutte le auto da competizione. Con il suo motore quattro cilindri 16 valvole da 1995 cm3 longitudinale posteriore, sovralimentato da compressore volumetrico, e appunto due sole ruote motrici, nonostante i suoi 260 cv (che sulle ultime versioni arrivarono fino a 305) era vista come decisamente sfavorita rispetto alle Audi Quattro, molto più potenti e con trazione sulle quattro ruote. Invece, le cose andarono diversamente, grazie all'estrema guidabilità della 037 ed alla perfetta organizzazione della Squadra Corse Lancia. Ovviamente questa macchina, anche per questi motivi, è stata molto gettonata dai produttori di automodelli. Ma Ottomobile ha fatto di più. 


Infatti, come già tempo fa con la Lancia S4, Ottomobile ha lanciato un set comprendente anche il furgone Fiat 242 dell'assistenza, e un carrello per il trasporto della vettura. Bellissimo e molto spettacolare! 
Inoltre, parere personale, forse la 037 rally di Ottomobile è quella dove la linea della macchina è meglio riprodotta. Le ruote non sono di dimensioni eccessive, l'altezza da terra è corretta, e le forme generali sono, a colpo d'occhio, ben catturate.
Impressione rafforzata anche nella vista laterale. La vernice bianca è ben stesa, le decorazioni sono posizionate bene, le ruote sono molto ben fatte. Un modello molto fine.


Come al solito, bella la fanaleria, molto brillante. In questo modello, come nella realtà, i fari supplemetari sono coperti. Un po' troppo "fitta" la griglia del radiatore sotto la calandra, che nella vettura vera aveva maglie un po' più larghe.



Purtroppo, mentre tutto il resto del modello è di buon livello, la riproduzione del motore delude un poco. Poca profondità e un uso veramente limitato dei colori rendono l'insieme un po' piatto e sottotono. Sarebbero sicuramente bastati qualche tocco di colore in più e magari qualche cavo in vista per migliorare la situazione. 


Gli interni sono molto spartani e il colore nero non aiuta, ma anche qui non mancano le cinture di sicurezza in tessuto con le fibbie fotoincise. Bello il particolare della targa anteriore fissata sul pannello portiera del navigatore, un dettaglio ignorato dai più.

La Lancia 037 di Röhrl/Geistörfer impegnata in gara

Il carrello fornito nel set è realizzato in pressofusione, ed è dotato di due rampe amovibili che possono essere fissate nella parte posteriore, per far "salire" il modello. Nel complesso non è male, ma alcuni particolari sono un po' semplificati. Un buon modellista potrà sicuramente divertirsi ad aggiungere dettagli, per esempio il cavo del verricello, le cinghie di fissaggio, e altro.
In compenso, la riproduzione dell'instancabile furgone 242 è molto buona: anche in questo caso le proporzioni e la linea sono molto ben riprodotte. Bella la fanaleria, arricchita da due grossi fari di profondità fissati al paraurti anteriore, bellissima e corretta la decorazione racing.

La grande bagagliera posta sul tetto del modello è realizzata in plastica, ed è fornita a parte nella confezione. Il montaggio è estremamente semplice e il materiale è abbastanza flessibile da evitare rotture dei perni. Sarebbe stato bello trovare nella confezione anche un carico per la bagagliera stessa, ma accontentiamoci.

In questa immagine, la Squadra Lancia al completo, con il 242 che fa capolino sullo sfondo...

Ed ora andiamo in Francia, con una macchina che ancora una volta rappresenta un mito dei rally: la leggendaria Peugeot 205 T16, un vero piccolo mostro, qui nella versione che ha corso il Safari Rally del 1985, pilota Timo Salonen, navigatore Seppo Harjanne. Anche in questo caso la scala è la 1:18.

La 205 T16 fu la massima espressione della "follia" delle vetture gruppo B: con un corpo vettura lungo meno di 4 metri, un interasse di soli 2540 mm, e un peso inferiore ai 1000 kg, questo mostriciattolo, mosso da un motore 4 cilindri, 16 valvole, 1.7 di cilindrata sovralimentato, riuscì a scaricare a terra potenze che, partite dai 350 cv, arrivarono fino a ben 560 (!) cavalli. La trazione era ovviamente sulle quattro ruote, con una ripartizione di potenza che privilegiava l'asse posteriore (dal 66 al 75% della coppia) ma che poteva arrivare, in determinate condizioni, a trasferire all'anteriore il 45% della coppia.

Il modello è veramente molto bello, ed è proposto in "versione notturna" con la possente batteria di quattro fari supplementari montati sul muso. Altri due fari sono piazzati di fronte agli specchietti retrovisori. Sul tetto, una ruota di scorta con un piccolo portapacchi, fissata da due cinghie (in tessuto). Nel cofano posteriore, di fronte al motore, una seconda ruota di scorta.
Il portapacchi sul tetto viene fornito a parte nella confezione, in modo da evitare danni. Il montaggio è estremamente semplice. Viene fornito anche un foglietto di decals riportanti il logo dello sponsor tabaccaio, che per le assurde leggi vigenti non è possibile mostrare sui modelli. In ogni caso, un pratico foglietto di istruzioni aiuta nell'impresa di posizionare le decals (non presenti nelle foto).
La verniciatura, come al solito, è molto accurata, e la tipica livrea Peugeot-Talbot Sport è posizionata perfettamente. Belle le griglie fotoincise che chiudono le prese d'aria laterali. Anche la griglia frontale è fotoincisa, e le maglie sono della giusta larghezza. Gli interni sono perfettamente riprodotti, e i sedili avvolgenti sono dotati di cinture di sicurezza in tessuto. La fanaleria, come su tutti i modelli Ottomobile, è riprodotta veramente molto bene. I fari supplementari vicino agli specchietti hanno anche la "lampadina" di colore giallo...

Il motore non è praticamente visibile, perché è coperto dalla ruota di scorta. Qualcosa si intravede dai finestrini laterali, ma molto poco. Nel complesso, comunque, l'effetto è buono.

La 205 T16 di Salonen impegnata in un passaggio del Safari

Tre modelli decisamente molto interessanti e imperdibili per gli appassionati di Rally, che rispecchiano tre epoche diverse ma fondamentali per il mondo dell'automobilismo sportivo

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