LIMA – di auto e di treni
L’azienda “Lavorazione italiana Metalli e Affini” (Lima) fu fondata a Vicenza nel 1946 per la produzione di parti in alluminio destinate a vetture ferroviarie.
Quando
le FS tornarono a produrre in proprio la maggior parte del materiale, la Lima
si trovò a sfruttare la propria esperienza e i macchinari per produrre
giocattoli in latta, senza rispettare una scala omogenea per tutto il centinaio
di modelli che fabbricò fin dall’inizio degli anni ’50.
La serie più
apprezzabile, anche per una certa fedeltà all’originale, è la serie “Auto
Mignon” che comprende alcune Fiat 500 C in lamiera, in scala costante 1/45
circa, lunghe circa 7 cm. Se ne conoscono 7 versioni fra berlina, polizia,
giardinetta e furgoncino e comprende anche una Fiat 1400. Altri modelli furono
prodotti in scala 1/35, 1/20, 1/18, 1/60 e perfino 1/87 (Serie “Auto Mikron”)
nata per complemento dei propri trenini elettrici che aveva cominciato a
fabbricare nel 1953.
Ottorino Bisazza,
allora direttore tecnico e socio della Lima, non era infatti molto soddisfatto
della produzione in latta e sperava di trovare qualcosa di più adatto da
produrre in grande scala. Imbattendosi in una vetrina di un negozio che
esponeva trenini Märklin a prezzi molto elevati (per l’epoca), ebbe l’idea di
creare un “trenino per tutti”, che risultò vincente, anche se i primi modelli
erano decisamente poco attraenti dal punto di vista modellistico e la lunghezza
dei vagoni era limitata dalle dimensioni delle macchine per stampare la
plastica.
Il successo tuttavia fu immediato, grazie ai prezzi bassi praticati. Riguardo alla produzione di auto giocattolo, questa proseguì ancora per diversi anni: fra i modelli di latta più fedeli all’originale vi furono, nella serie “Auto Super” una Buick (un po’ semplificata, lunga 15,5 cm), una Jeep (12,5 cm) e una Fiat 1400 (15,5 cm). Una serie denominata “Auto Minor” era composta da diversi piccoli autocarri lunghi sui 7 cm e con alcune parti in plastica.
Lima produsse
anche giocattoli completamente in plastica o con telaio in lamierino e
carrozzeria in plastica, tra i quali apparvero diverse Ferrari da corsa: la 625
G.P. (22 cm), la 375 G.P. (15 cm) e la 246 G.P. (30 cm). Fu quindi la volta
della automobile “Lima 3000” che in realtà era una Dodge Coronet del 1956, una
Fiat 600 teleguidata in 1/18 e una coppia di Alfa Romeo Giulietta Sprint a
frizione (una di 18 cm, l’altra, meno fedele, di 11).
Sul catalogo 1957 erano presenti pure imbarcazioni e mezzi navali, anche di grosse dimensioni, mentre i trenini occupavano solo una paginetta al fondo e un grosso motoscafo motorizzato di quasi 60 cm era ancora disponibile nel 1960.
Il successo dei trenini elettrici, tuttavia, spinse la Lima a concentrarsi sulla produzione di materiale ferroviario, tanto da aprire un nuovo stabilimento a Isola Vicentina.
Solo in questo settore tornò a produrre qualche modellino d’auto di plastica, in scala 1/87, quale complemento dei vagoni ferroviari di cui costituivano il carico. Difficile capire perché come carico del vagone fosse stata scelta una Mercedes-Benz 220 SE già a fine carriera, con tutte le auto italiane a disposizione. Vennero poi messe a catalogo una Fiat 131 e una Ford Capri, oltre ad alcune versioni dell’autocarro Fiat 697 con semirimorchio.
Alla fine degli anni ’80, tuttavia, una grave crisi del settore ferromodellistico costrinse la Lima ad abbandonare lo storico stabilimento di Vicenza e quindi a entrare in amministrazione controllata nel 1991. Il marchio, le attività e lo stabilimento di Isola Vicentina furono rilevati nel 1992 dalla Rivarossi. Dopo il 2001 furono trasferite a Isola Vicentina molte lavorazioni dei marchi Rivarossi, Jouef e Arnold che nel frattempo avevano anch’esse chiuso storici stabilimenti.
Venne creata la Lima S.p.A. con sede a Brescia e proprietaria dei quattro marchi. Tuttavia anche questa soluzione non diede i benefici sperati e nel 2003 la società finì di nuovo in amministrazione controllata. Nel 2004 i quattro marchi (Lima, Rivarossi, Jouef e Arnold) furono acquisiti dall’inglese Hornby che chiuse lo stabilimento di Isola Vicentina, acquisendo stampi e archivi tecnici (che in parte, purtroppo, finirono dispersi).
Esiste anche un interessante sito, ancora in via di allestimento:




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