Novità Tecnomodel Mythos in 1:18

Tecnomodel ci propone, nella sua serie Mythos, una bella carrellata di novità che spaziano dalla F1 alle supercar, per un periodo che va dagli anni '50 ai giorni nostri. I modelli sono, come tradizione per questo Marchio, prodotti in resina senza parti apribili. Ogni modello è fissato su una base rivestita in panno, sulla quale sono fissate due targhette riportanti rispettivamente il nome della vettura e il numero progressivo del prodotto, perché ovviamente tutti le riproduzioni Tecnomodel Mythos sono a tiratura limitata e numerata. Inutile ribadire che la verniciatura, da sempre punto forte di questo produttore, è assolutamente impeccabile per tutti i modelli. L'uso "intensivo" di fotoincisioni e quel tocco di artigianalità che è sempre presente fanno il resto. Insomma, sono modelli imperdibili per ogni appassionato. Ma passiamo ai modelli, iniziando dalla più anziana, ovvero la Ferrari 195S Touring Berlinetta.


Il modello riproduce la vettura telaio #0060 nel suo splendido colore azzurro pastello. Questa macchina ha corso a Sebring nel 1950, con l'equipaggio Chinetti/Momo, aggiudicandosi la vittoria nella classe Sport 3 litri. Sicuramente i piloti non erano superstiziosi, visto il numero di gara assegnato...

La Ferrari 195 era un'evoluzione della precedente 166, della quale conservava i tratti della carrozzeria, disegnata dalla carrozzeria Touring. Come da tradizione Ferrari, la sigla indicava la cilindrata unitaria del motore V12, che con i suoi quasi 2350 cc sviluppava 170 cv, sufficienti a far toccare alla leggerissima vettura (meno di 800 kg) i 200 km/h. 

La livrea azzurra, voluta dal conte Marzotto, che aveva precedentemente vinto la Mille Miglia con questa vettura, è stata perfettamente riprodotta da Tecnomodel. Bellissime anche le ruote, e le abbondanti fotoincisioni fanno di questo modello un vero gioiello. Unico particolare migliorabile sono le cinghie fermacofano, che vista la classe del modello avremmo preferito in vero cuoio (o anche solo in materiale plastico) con soltanto le fibbie fotoincise.

La 195S telaio #0060 come si presenta ai giorni nostri
 

Il secondo modello è la famosissima Ferrari 500 F2, la vettura con la quale la Scuderia corse i campionati 1952, 1953, 1954 e 1955, vincendone due (1952 e 1953) con al volante Alberto Ascari. Il modello riproduce la vettura n. 12, che vinse il Gran Premio di Monza del 1952, proprio con Ascari.


La 500 F2 era in effetti una vettura concepita e prodotta per la categoria Formula 2: si affermò nel campionato maggiore per una modifica al regolamento voluta dalla FIA al termine della stagione 1951, quando, a causa del ritiro dell'Alfa Romeo, la griglia di partenza della Formula 1 si era ritrovata priva di vetture valide. Fu quindi concesso ai costruttori di correre il campionato con vetture di F2, in modo da consentire la partecipazione di Case come Gordini, Cooper, Maserati e della stessa Ferrari.


La vettura aveva un motore da 2 litri, a soli 4 cilindri (da qui la sigla 500, come sempre indicante la cilindrata unitaria). Il motore "4 in linea" si era rivelato molto più performante di un V12 di pari cilindrata, grazie ad un peso inferiore di ben 45 kg, quindi con un rapporto peso/potenza migliore del 15%, e aveva il 65% di parti in movimento in meno; poteva sviluppare 165 cv, ma sarebbe arrivato, nel tempo, a 200 cv.

Il modello è verniciato benissimo e la sua lucentezza lo fa diventare quasi una "scultura" da tavolo. Sempre molto belle le ruote con raggi fotoincisi, anche se ci sarebbe piaciuto vedere le stampigliature sul fianco del pneumatico. Molto fine il sostegno del piccolo parabrezza.


Non manca il pilota, piuttosto somigliante ad Alberto Ascari, anche se un po'meno "in carne" dell'originale. Lo sguardo del figurino sembra un po' preoccupato...  Vista la lucentezza della vettura, è probabile che stia pensando a come andrà a finire la gara che sta per iniziare.

Alberto Ascari al GP d'Italia con la sua 500 F2

Passiamo ora al 1954 e troviamo ancora una Ferrari piuttosto particolare: la 735S/166 MM spyder della Mille Miglia, equipaggio De Graffernried/Parravicini.  Questa vettura, esemplare unico telaio #0272M, è però più conosciuta come 166 Spyder Autodromo, dal nome della carrozzeria che ne curò l'assemblaggio.


Lo stile di questa macchina é decisamente più moderno e affusolato di quello della 166 carrozzata Touring: tanto che, viste anche le feritoie ovali sulla fiancata, molti potrebbero pensare sia stato creato da Michelotti... e invece no, è frutto di un disegno "interno" alla Ferrari, che poi si affidò alla Carrozzeria Autodromo di Modena (divenuta poi CAM e specializzata in autobus) per la costruzione.


La macchina ha partecipato a molte gare, nella sua carriera, ed è stata anche... una star del cinema. Costruita nel marzo 1953, acquistata da Alberico Cacciari, corse la Mille Miglia dello stesso anno, per poi partecipare a diverse cronoscalate e varie gare, tra cui il Gran Premio Supercortemaggiore a Monza, la Rocca di Papa, la  Coppa d'Oro di Sicilia. 
 
 

Nel 1954 venne acquistata dalla produzione del film "The Racer", che aveva come protagonista il divo Kirk Douglas. Partecipò quindi alla Mille Miglia di quell'anno, con il numero 556 prima di volare negli Stati Uniti per completare le riprese del film. In seguito, corse nel campionato SCCA con Peter Lovely.


Tecnomodel ha riprodotto molto bene le linee fluide di questa bella vettura e la vernice rossa lucidissima contribuisce ad evidenziarne la sinuosità. Anche in questo modello troviamo belle ruote con raggi fotoincisi e un numero elevato di fotoincisioni, tra cui la bella calandra. Stranamente è stato dimenticato il fanale posteriore, che sormontava la targa piazzata al centro della coda.

La 166 MM Autodromo all'asta di Sotheby's nel 2018. Notare il fanale posteriore singolo...

Con un salto andiamo nel 1972  e troviamo un altro soggetto particolare, una F1 poco conosciuta e guidata, ai tempi, da un pilota italiano: la Surtees TS9B Gran Premio di Argentina di Andrea De Adamich.

La Surtees TS9 fu presentata nel 1971: il progetto era di Peter Connew e dello stesso John Surtess. Era una vettura con monoscocca in alluminio, cambio Hewland e motore Ford Cosworth DFV. Nel 1972 il modello evolse con la TS9B, che aveva un'aerodinamica più evoluta e i radiatori sdoppiati e posti ai lati della vettura. Venne guidata da Mike Hailwood e da Andrea de Adamich, con risultati alterni. Il suo miglior piazzamento fu un secondo posto (con Hailwood) al GP d'Italia a Monza.


Il modello riproduce la vettura utilizzata da De Adamich al Gran Premio di Argentina 1972: confrontata alle F1 di oggi, la sua aerodinamica "ruspante" fa quasi tenerezza. Come sempre, l'assemblaggio è curato e le decorazioni sono applicate con estrema cura. Molto fini sia il sostegno degli specchietti retrovisori, sia quello dell'alettone posteriore, che comprende anche gli attacchi degli scarichi.


Notevole la cura con cui è stato riprodotto il propulsore, che era completamente a vista: non mancano i cablaggi e alcune parti sono evidenziate con diverse tonalità di grigio metallico. Le retine fotoincise sui carburatori sono molto belle.

Anche l'abitacolo, seppur molto spartano, é ben riprodotto. Spiccano subito le cinture di sicurezza in tessuto, con fibbie fotoincise. Molto belli anche gli pneumatici, che rendono perfettamente l'idea delle gomme slick dell'epoca.

Andrea De Adamich in azione in Argentina

Un altro salto temporale e ci troviamo nel 1978, ancora in Argentina, con la Brabaham-Alfa Romeo BT45C di Niki Lauda. La Brabham BT45, progettata da Gordon Murray, fu la prima monoposto del produttore inglese ad adottare il motore Alfa Romeo, un 12 cilindri a V di 180°, che sviluppava 500 cv di potenza. Nata per correre la stagione 1976, incontrò parecchie difficoltà dovute all'affidabilità del motore. Per il 1977 la versione BT45B si comportò meglio, ma il pilota di punta, Carlos Pace, morì in un incidente aereo, compromettendo così l'andamento della stagione. Per il 1978 la Brabham si presentò in Argentina con la BT45C. Guidata da Lauda, ottenne un secondo posto ma fu la sua unica gara disputata: nella seconda gara del campionato, in Brasile, fu schierata nuovamente la versione B, mentre dalla terza gara, in Sudafrica, debuttò la BT46.

La monoposto inglese sfoggiava una linea particolare, molto squadrata e personale: oltre all'efficacia aerodinamica si nota anche una certo design tipico di quegli anni. Basta vedere la grafica utilizzata per il numero di gara (sarebbe un 1, indicante la vettura del Campione del Mondo) per capirlo. In ogni caso, Tecnomodel non ci delude: la vernice è splendida e le decals sono ben posizionate. Non manca lo scudetto Alfa Romeo sul muso della macchina.


Anche su questo modello spiccano le ruote, caratterizzate dai bei cerchioni dotati di pneumatici slick dall'aspetto molto realistico e con le stampigliature laterali.

La vista dall'alto mette in evidenza le cinture di sicurezza, anche in questo caso realizzate in tessuto, e la linea trapezoidale della vettura, dovuta alla presenza dei radiatori nella parte posteriore. Purtroppo il motore è nascosto quasi totalmente dalla carrozzeria, ma il poco che si vede é ben dettagliato.

La Brabham BT45C in una foto dell'epoca

Per finire, una supercar dei giorni nostri, o meglio, una fuoriserie nel vero senso del termine: si tratta infatti di una vettura costruita su misura, in soli 18 esemplari, dalla rinata Carrozzeria Touring Superleggera di Rho. Stiamo parlando della bellissima Touring Arese RH95, nata nel 2021, il cui nome stesso è un tributo all'atelier che la produce: Arese infatti è un riferimento al luogo ove si trova la carrozzeria, 95 sono gli anni di storia della Touring, ed RH sono le iniziali dell'appassionato che l'ha ordinata.

La vettura  è mossa da un motore 4.1 V8 che trasmette 720 CV e 770 Nm di coppia attraverso un cambio doppia frizione F1 DCT a 7 rapporti. La trazione è solo posteriore. Tutto questo fa supporre, visto che Touring non lo dichiara apertamente, che la base di partenza sia una Ferrari 488.

In ogni caso, ben poco resta della Ferrari di partenza: la carrozzeria, completamente in fibra di carbonio, é molto più tondeggiante e sono presenti diversi riferimenti alla recente produzione della Touring: il muso riprende lo stile della AERO 3 con la griglia e la forma a scudo sdoppiato della presa d'aria, mentre la sottile linea laterale in alluminio rimanda al caratteristico design della Disco Volante.

Su questo modello, più che su altri dello stesso produttore, si nota la maestria di Tecnomodel nella verniciatura: il caratteristico verde metallizzato del primo esemplare di Arese RH95 è riprodotto in maniera semplicemente sublime. La sinuosa carrozzeria risplende in maniera incredibile, mettendo in evidenza le volumetrie del corpo vettura. Veramente un ottimo lavoro.


Notevolmente ben realizzati i cerchioni, dal disegno estremamente complicato; gli inserti e le decorazioni in argento sono veramente ben fatti e molto bella è anche la presa d'aria posteriore, con l'interno verniciato in giallo a contrasto, che riprende il logo "Superleggera" sul fianco della vettura.


Molto ben riprodotti anche i caratteristici interni bicolore marrone scuro/caramello, con il sedile di guida (chiaro) nettamente separato da quello del passeggero (scuro) da un elemento centrale che divide le due porzioni dell'abitacolo. Peccato che, non essendoci aperture, sia praticamente impossibile fotografarlo...
Insomma, un'automobile bellissima riprodotta con un modello bellissimo.

La prima Arese RH95 realizzata in una foto ufficiale

Anche questa volta il team di Tecnomodel si è dimostrato molto attento nella scelta di soggetti particolari e originali. Ottimo lavoro e... attendiamo i prossimi modelli!

https://www.tecnomodelcar.com/


Commenti