La Storia di Jack Odell
Le sue macchinine
hanno fatto la felicità di milioni di bambini nel mondo. Sono state amate anche
dai genitori, perché costavano poco, erano silenziose e prive di stupidi
aggeggi. Sobrie e in grado di impegnare i figli per ore in un gioco semplice e
piacevole.
22 anni fa moriva
il 19 marzo a 87 anni Jack Odell, l’inventore dei leggendari Matchbox, i
modellini così piccoli da poter stare in una scatola di fiammiferi.
Jack Odell non era
né un industriale né particolarmente appassionato di motori: nella sua vita
fece il proiezionista cinematografico, l’autista di furgoni e l’agente immobiliare.
Diventato ingegnere finì col diventare produttore di giocattoli.
Una idea che gli venne dalla figlia Anne: la sua scuola impediva di portare in classe giocattoli o altro che fossero più grandi di una scatola di fiammiferi. A lei piaceva riempire la sua di ragni e altri orribili insetti, ma nel 1952 suo padre le regalò una scatolina di fiammiferi contenente qualcosa che fece gridare di ammirazione tutta la classe. Dalla scatola uscì un rullo compressore stradale Aveling Barford che il padre aveva costruito in ottone e verniciato di un bel verde brillante con ruote e rullo rosse.
22 years ago Jack Odell, the inventor of the legendary Matchbox, the models so small that they could fit in a matchbox, died on March 19 at the age of 87. Jack Odell was neither an industrialist nor particularly fond of engines: in his life he was a film projectionist, a van driver and a real estate agent. He became an engineer and ended up becoming a toy manufacturer. An idea that came to him from his daughter Anne: his school prevented her from bringing toys or anything else that were larger than a matchbox into the classroom. She liked to fill hers with spiders and other horrible insects, but in 1952 her father gave her a box of matches containing something that made the whole class cry out for admiration. From the box came an Aveling Barford road Dieselroller that his father had built in brass and painted a beautiful bright green with red wheels.
Il compressore
stradale divenne il primo di oltre 12.000 modelli diversi, replicati in più di
3 miliardi di esemplari venduti in 130 nazioni del mondo, conquistando i
bambini ma anche i collezionisti. Che in certi casi si sono spinti a quelle che
noi consideriamo esagerazioni, ma tant’é. Nel 1999 una particolare Mercedes 250SL
prodotta nel 1968 in un minuscolo lotto di colore verde mela, è stata venduta
all’asta a 4100 sterline e alla stessa asta una Vauxhall Victor rossa è andata
a 3000 e non è salita oltre perché priva della scatolina originale. Parliamo di
cose successe più di 20 anni fa e sicuramente ci sono stati casi recenti molto
simili.
La storia inizia
con la “Lesney Products”, noto marchio che derivava dalla fusione dei nomi di
battesimo di Leslie Smith e del suo amico Rodney Smith, che comprarono una
macchina per pressofusione di seconda mano per 600 sterline.
Iniziarono a
produrre piccole parti per auto in un pub di Londra bombardato, ma la loro vita
cambiò quando arrivò Odell, ingegnere specializzato in materia di fusioni, che
entrò nella società quando Rodney Smith emigrò in Australia.
La prima miniatura
Lesney fu, come noto, la Coronation Coach, cioè la carrozza usata per l’incoronazione
di Elisabetta II. In realtà erano state prodotte per il giubileo d’argento di
Re Giorgio VI, il quale morì poco prima delle celebrazioni. Così qualcuno ebbe
l’idea di verniciare di corsa in color oro i modelli già pronti e venderli per
la nuova occasione (non prima di avere eliminato il Re dall’interno: osservando
dentro al modellino si nota ancora un piccolo mozzicone delle sue gambe).
Il successo di
questa piccola carrozza insieme all’idea del compressore stradale spinse Odell
a lavorare su una serie di piccoli veicoli di zamac: i primi quattro, oltre all’Aveling
Barford, furono un camion ribaltabile, un trattore Massey Harris e una
betoniera. Erano racchiusi in una scatoletta che imitava quella degli
zolfanelli e venduti in tabaccherie e negozi di dolciumi. Piacevano per la loro
precisione nonostante le dimensioni.
Ogni anno venivano
aggiunti nuovi mezzi alla serie che raggiuse a un certo punto quota 75 modelli
diversi. Era nata la «serie 1-75»: ogni nuova aggiunta al catalogo cacciava un
modello obsoleto dal listino, mantenendo inalterata l’offerta di 75 miniature
diverse.
Nel 1960 la
società divenne pubblica e Smith e Odell diventarono milionari: in quel periodo
avevano 13 fabbriche con 6.000 dipendenti.
L’unica vera concorrenza arrivò dopo il 1967 quando le Hot Wheels della Mattel fecero la loro comparsa a prezzi competitivi perché il costo della manodopera di Hong Kong dov’erano prodotti era più basso.
Nei turbolenti
anni Settanta ci furono ondate di scioperi e a un certo punto Odell si ritirò,
mentre Smith cominciò a trasferire almeno parte della produzione in Oriente
abbandonando le famose scatolette per più economici blister. Nonostante gli
sforzi nel 1982 la Matchbox fallì e fu poi rilevata dalla Tyco americana e
quindi, nel 1997 dalla Mattel.
Odell non stette a
lungo con le mani in mano: nel 1983, dopo aver acquistato parte dei macchinari
da pressofusione, fondò la Lledo (dal suo cognome scritto al contrario) e
lanciò una serie di modellini “Days Gone” ispirati ai primi Matchbox Yesteryear,
tutti caratterizzati come i vecchi Matchbox dal fatto di non essere in una
scala precisa (benché più o meno si possa ricondurre all’1:76), ma da
dimensioni adatte a stare nello stesso tipo di scatola uguale per tutti.
I primi 6 modelli
Lledo furono 5 carri a cavalli e una Ford T.
Ebbero grande
successo, non solo perché tipicamente inglesi e fabbricati ancora in gran
Bretagna, ma anche perché costavano molto meno dei corrispondenti modelli
Yesteryears, benché molto meno precisi quanto a riproduzione del vero.
Presto la
produzione superò il milione di pezzi e molti furono esportati all’estero,
alcuni, come quelli olandesi, sotto il marchio “Edocar”.
La combinazione di
graziose pubblicità fece il resto e presto Lledo tornò a riprodurre raffinati
modelli d’auto in scala 1:43 (serie “Vanguards”).
Nel 1996 la Lledo
passò al gruppo HCG che, tuttavia, finì presto in amministrazione controllata.
Nel 1998 il gruppo fallì e nel 1999 il marchio con stampi e quant’altro, fu
acquistato dalla Corgi e spedito in Cina, da cui i modelli ripresero a uscire,
sebbene col nuovo marchio.



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